Nel 1936, il talento di un maestro orologiaio come Louis Cottier, mise a punto un dispositivo per visualizzare le “Ore Universali”. E lo fece per la Maison Patek Philippe, adattando la scoperta sul calibro 10’’’ HU e vestendolo con una cassa rettangolare galbé in oro rosa. Si trattò di un modello unico nel quale, però, per la prima volta apparve il celeberrimo schema di visualizzazione delle ore del mondo (erano previsti i nomi di 28 città) che contribuì alle straordinarie fortune della Maison.
Tre anni dopo, fu lanciato il ref. 1415, a cassa rotonda, dotato del calibro meccanico manuale 12’’’-120, modificato all’uopo: la ghiera esterna, girevole bidirezionale, recava incisi i nomi di ben 41 città, e fu introdotta la doppia cromia sull’anello delle 24 ore regolabile mediante la corona. Dopo un pregevole esemplare di “Ore Universali” con cronografo e pulsometro, risalente al 1940, Patek Philippe sviluppò il concetto tecnico nei primi anni ’50, lanciando, nel 1953, il calibro 12’’’- 400 HU, che prevedeva l’aggiunta di ua seconda corona: quella al 3 permetteva la messa all’ora delle lancette e la rotazione in senso antiorario del disco interno delle 24 ore, mentre quella al 9 azionava il disco in cui erano segnalati i nomi delle città, al fine di regolare il fuso orario. Equipaggiava il modello ref. 2523, proposto in oro giallo, rosa e bianco e, in alcuni esemplari, con alcune splendide lavorazioni in smalto cloisonné. Inutile sottolineare il valore collezionistico raggiunto da questi orologi, oggetto di una vera e propria caccia da parte degli appassionati, capaci di feroci e leggendarie battaglie durante sessioni d’asta rimaste nella storia. Così, nei tempi e nei modi “squisitamente Patek”, la Casa guidata da Philippe Stern, nel 2000, dopo quattro anni tra progettazione e messa a punto, ha recepito le istanze del proprio pubblico in attesa, presentando una nuova evoluzione dell’Ore Universali, dalla straordinaria funzionalità: un meccanismo inedito consente, quando si cambia fuso orario, di correggere con la sola pressione su di un pulsante l’insieme delle indicazioni, senza compromettere di un solo secondo la precisione del movimento. Un altro, prevedibile successo planetario, confermato, nella sua genesi dalle parole del Direttore Generale Patek Philippe Italia, Laura Gervasoni: “È nostro desiderio soddisfare la domanda di mercato mantenendo sempre il DNA della Maison; cerchiamo di cambiare restando noi stessi, non seguendo le tendenze estreme, quale, ad esempio, il sovradimensionamento a tutti i costi. Un Patek Philippe è per sempre, al di sopra delle mode”.
Patek Philippe
Ed è proprio in quest’ottica, su di una strada che Jean Adrien Philippe e Antoine Norbert de Patek sembrano aver tracciato con chiarezza cristallina già dal lontano 1839, che il 2006 ha accolto puntualmente una versione dell’Ore Universali leggermente rielaborata.
La cassa rotonda, in classico stile Calatrava, realizzata in oro rosa o bianco, ha ora un diametro un poco superiore (39,5 mm invece di 37), pur conservando la sua sottigliezza.
Il design del quadrante si ispira ai primi, citati modelli degli anni ’30 e i millimetri in più hanno consentito d’ampliare lo spazio destinato al disco girevole esterno, quello dei 24 fusi orari, migliorando anche la leggibilità dei nomi delle 24 località. Al centro, una finitura guilloché soleil, marcata radicalmente sugl’indici conferisce un tocco di dinamismo molto contemporaneo.
Una vera e propria “chicca”, poi, la stilizzazione della lancetta delle ore, allo stesso modo della leggendaria ref. 1415, una forma rotonda scheletrata, definita da un indice a punta.
patek retro
Per quanto concerne la “gestione” oraria delle 24 città indicate, essendo l’ora locale corrispondente al fuso orario al 12, è possibile leggere in qualsiasi momento quelle relative ai 23 fusi rimanenti. In caso di viaggio, quando si cambia fuso orario, non sono necessarie particolari manipolazioni: con l’ausilio del pulsante al 10 basta semplicemente far avanzare, una tacca dopo l’altra, il disco delle località fino a portare il fuso richiesto al 12. Come anticipato, un sistema brevettato di disinnesto evita effetti indesiderati sulla sfera dei minuti durante la correzione: massima precisione, dunque.
Il fondello chiuso a vite con cristallo di zaffiro integrato, consente di ammirare il movimento meccanico a carica automatica, calibro 240 HU, 33 rubini, 21.600 alternanze/ora, mini-rotore unidirezionale in oro a 22 carati, bilanciere Gyromax, ovviamente insignito del Punzone di Ginevra.
Il ref. 5130 viene proposto con un cinturino in alligatore blu marino opaco per la versione in oro bianco e bruno scuro opaco per quella in oro rosa, con fibbia “déployante” in oro coordinato con la cassa. Cos’altro aggiungere se non quanto sottolineato egregiamente da Laura Gervasoni: “Patek Philippe deve continuare nella strada intrapresa quasi 170 anni fa, seguendo il motto dei due fondatori: quello di creare gli orologi più belli al mondo…, dal punto di vista del design, della qualità, della performance, dell’innovazione”.

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