giu 18
L’Aquanaut di Patek Philippe festeggia il 10° anniversario
Orologi Prestigiosi, Patek-philippe Add commentsL’Aquanaut festeggia il decimo anniversario ed è sorprendente la cura con cui Patek Philippe accompagni questa ricorrenza riguardante la collezione forse meno celebrata nell’ambito della sua straordinaria ed unica produzione.
Una creatura sportiva doc, da tre anni destinata anche ai polsi femminili, in versioni decisamente più luminose.
Nel 1997, Patek Philippe sorprese gli appassionati più affezionati alla sua limpida immagine di Maison leader nel segmento dell’Alta Orologeria, con il lancio dell’Aquanaut. Le tracce dell’inequivocabile parentela tecnico-estetica con il celeberrimo Nautilus, lanciato nel 1976 e nato dalla superba mano di Gèrald Genta, lo hanno inizialmente relegato ad un ruolo di secondo piano, non essendo state recepite con chiarezza l’essenza della sua diversità e la sua peculiare connotazione.
Poi, anno dopo anno, la sua anima sportiva di cristallina purezza è emersa inesorabilmente ed è cominciata la fase del consolidamento presso il pubblico target ricercato, via via più sensibile ai messaggi tecnico-estetici dell’orologio.
Infatti, a partire dal cinturino in gomma denominato “Tropical” (combinazione chimica di ben 22 componenti, al fine di evitare i dannosi effetti del salmastro), passando attraverso una cassa compatta in cui la lunetta rompe con discrezione la perfezione del cerchio per un’originale definizione ottagonale, e chiudendo con il fondello chiuso a vite a garanzia di un’impermeabilità effettiva fino a 12 atmosfere, l’Aquanaut individua uno stile che “evita” la tradizione non tanto nell’insieme quanto nei singoli dettagli.
E, così, anche il quadrante rientra in questo schema concettuale in virtù di un’incisione squisitamente geometrica che ricerca l’armonia e la continuità grafica con il design del già citato cinturino. In dieci anni, passo dopo passo, Patek Philippe è intervenuto sulla sua creatura, modificando con la consueta attenzione gli elementi che distraevano dalla sua identificazione di sportivo doc: la cassa da 36 millimetri è stata portata fino a 38 mm e, oggi ha raggiunto i 40 mm; il quadrante è stato rinnovato, alleggerendo la profondità della trama, più disegnata e meno lavorata; il movimento meccanico automatico (sempre insignito del Punzone di Ginevra) non è l’originario calibro 330 SC, ma il 315 SC, la cui unica differenza con il primo è il posizionamento del disco del datario per consentirne una visualizzazione periferica sul quadrante, non interna; la chiusura déployante è stata migliorata tecnicamente con una doppia sicurezza. Il tutto si integra, poi, con la corona ed il fondello chiusi a vite e con il vetro zaffiro abbinato a quest’ultimo a consentire l’osservazione del prestigioso e storico motore in azione.
Cromaticamente Patek gioca sul contrasto acciaio/nero, classico nel definire l’”aggressività” dello sportivo. Fin qui la declinazione maschile, che ha “resistito”, sola, fino al 2004, anno in cui la Maison ginevrina ha concepito l’adattamento al polso muliebre riprendendo fedelmente l’impostazione iniziale ed aggiungendo sapienti tocchi preziosi e colori dai toni consueti ed inediti: lo splendore puro e moderno del bianco, l’eleganza misteriosa del nero, il profumo d’avventura del kaki, la sensualità del prugna, il romanticismo del blu notte, il richiamo del mare aperto e dei grandi spazi nella versione blu oceano.
Si è trattato, in sostanza, del primo orologio sportivo in acciaio incastonato di diamanti realizzato dalla Maison, al quale è stato dato il nome di Aquanaut Luce, in omaggio proprio alla luminosità delle pietre che lo ornano. Infatti, per brillare d’eleganza, anche a 60 metri sotto il livello del mare (questo il dato d’impermeabilità garantito), la lunetta dell’Aquanaut Luce, dotato del calibro al quarzo E23 SC, prevede un decoro con 46 diamanti Top Wesselton Pur, selezionati per trasparenza e colore bianco immacolato.
Quest’orologio non mancherà perciò di sedurre le donne che amano la moda, ma senza essere travolte dalla sirena dell’effimero, conciliandone le tendenze con il loro stile personale, in virtù anche dell’attualissima aggiunta di due nuove tonalità di quadrante, il grigio e l’azzurro ghiaccio.
Dunque, nell’Aquanaut, Patek Philippe, ha voluto individuare e definire in modo sempre più netto l’anima sportiva dell’uomo e della donna e, in via consequenziale, due diversi modi di percepire e interpretare le profondità marine: da una parte la massima interazione con l’acqua e con le sue “regole” per vivere il tempo con immutata immediatezza; dall’altra, la soddisfazione d’indirizzare i meravigliosi riflessi e colori generati nel fluido dalla luce naturale su cromaticità particolari, accompagnate da una preziosa corona dalla luminosità unica.
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